L'inizio della mia vita da pendolare ha coinciso con il primo anno di università. All'inizio tutto sembrava bello, forse un po' folle e fuori dall'ordinario, ma comunque più che accettabile. I ritardi quasi non si sentivano, perché erano buoni momenti per socializzare. In fondo ci si divertiva a prendere in giro le ferrovie e il modo di fare tutto all'italiana e così i minuti persi scivolano via con leggerezza, come sabbia tra le dita. Quando, però, il ritardo ha cominciato a prendere una piega endemica il sistema, o meglio io, non ho più retto. Quello che sarebbe dovuto essere un'eccezione diventò la regola e a me non andava giù.




